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Artemisia Gentileschi a Napoli tra le pagine di Bruno Sacco

Servizio di Domenico Natale


La narrazione della “malia” di Napoli, sempre sospesa tra realismo perfino brutale e mistero, è, come si sa, frequente. Questo suo aspetto è facile percepirlo, perché i segni sono alla portata di tutti, ma il difficile è descriverlo nelle sue diverse essenze, cioè in quel mutevole e continuo divenire che trasforma tutto in tutto a seconda delle diverse sensibilità di chi lo percepisce. Ci vuole una vera e propria capacità ermeneutica, che a mio parere i napoletani posseggono geneticamente, per attraversare con naturalezza i meandri di questa “città bifronte” dove s’incontrano “evidenza e mistero, solarità e buio, luce e tenebre, abbondanza e squallore, ricchezza e miseria”:  tutto è presente e relazionato nella scena contorta ma avvincente della topografia cittadina. Nessuno, in questo contesto che è solo napoletano, è sempre la stessa cosa; nessuno è solo giusto, misericordioso, malvagio: neppure, forse, è sempre se stesso. Bruno Sacco, nel suo libro Artemi…

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