L’angelo della speranza Colloqui con Anselm Grun – Giovanni Capurso

 di Pino Cotarelli


Giovanni Capurso giornalista, scrittore, docente di filosofia e storia, in questa sua ultima e interessante pubblicazione “L’angelo della speranza Colloqui con Anselm Grun” (32 pagine, euro 5,00), edito da Edizioni Elledici, per la collana Pensieri per la riflessione, prova a dare risposte ai tanti quesiti che attanagliano l’animo umano, consultando, in una breve e intensa intervista, il tedesco Anselm Grün, padre benedettino, teologo, economo, esperto in psicologia e psicoanalisi e autore di oltre 300 libri sul tema della spiritualità, tradotti in più di trenta lingue. L’autore, nell’incontro tenuto presso l’abbazia di Münsterschwarzach in Baviera, in occasione del 75° compleanno del padre benedettino, ha posto diversi quesiti al benedettino, sui temi ricorrenti dell’essere umano, sull’ateismo strisciante, sull’egoistica affermazione del proprio io, sulla ricerca di un ideale orientamento spirituale nel nostro mondo senza riferimenti stabili e in continua trasformazione, sul miraggio del successo a tutti i costi e del consumismo dilagante che appaiono uniche mete apprezzabili del nostro mondo globalizzato, sulla capacità di riconoscere ciò che è essenziale da ciò che non lo è e la capacità di usare la giusta misura nella scelta. Una disamina sull’atavica questione del bene e del male, la ricerca del senso della vita, insomma un excursus dal quale sembra emergere un ausilio, una speranza per un uomo troppo distratto dalle superficialità del nostro tempo, un uomo che dovrà fare i conti con la propria interiorità, dopo avrà soddisfatto tutti i suoi bisogni materiali. Il pensiero di padre Anselm Grün non evita il confronto con le diverse religioni e con le genialità delle teorie di grandi studiosi, come: Daniel Hell, Zygmunt Bauman, Alain Ehrenber, Gustav Jung, Friedrich Nietzsche, Ahmad Milad, Arthur Schopenhauer, Wilhelm Schmid, Max Horkheimer, chiamati in causa dall’autore, e dimostra che il cammino dell’uomo può coordinarsi sempre con quello tracciato dalla dottrina cristiana. Un livello di approfondimento ed un ulteriore contributo che il lettore potrà trovare molto interessante. Appaiono quindi evidenti l’apertura mentale e la visione moderna, rispettosa della spiritualità cattolica, nelle profonde riflessioni del padre benedettino; un viatico per dare speranza e ripensare a una vita coerente ed una rinnovata spiritualità dell’uomo contemporaneo. La conferma nelle parole dell’autore "La speranza è una costante, non tanto nelle affermazioni di Grün, quanto nel suo modo di percepire e di tramettere quello che dice”.

-Quali motivazioni ti hanno portato a contattare padre Anselm Grün?

In quanto studioso di scienze umane, negli anni ho approfondito il pensiero di Anselm Grün in merito alla psicologia e alla psicoanalisi. Poi ci siamo sentiti più volte tramite e-mail. Direi che è stato un percorso quasi naturale, visto che oggi è una delle massime autorità a livello mondiale sui possibili futuri scenari della psicologia e della psicoanalisi.

-Nella nostra società l’uomo sarà mai capace di discernere ciò che è essenziale da ciò che non lo è?

Per san Benedetto, come per padre Anselm, è importante il discernere, ossia imparare a distinguere ciò che è essenziale da ciò che non lo è, ma è anche importante trovare la giusta misura: misura nel consumo, misura nell’energia, misura nella preghiera, ecc...

Molta gente ha delle immagini troppo alte di sé stessa. Deve essere sempre perfettamente cool. Uno psicologo dice che quando uno ha un’immagine troppo alta di sé l’anima risponde con la depressione. La  depressione è una ribellione contro immagini troppo alte di sé stessi. È quindi molto importante la misura in tutte le forme della vita, nel cibo, in famiglia e nel lavoro.

- In cosa può essere applicabile la Regola benedettina alla vita dell’uomo contemporaneo?

 

In tanti ambiti. Per esempio, su quello del lavoro: l’ordine benedettino è stato il vero motore dello sviluppo dell’economia dell’Occidente.

Molti manager hanno riscoperto la sua etica del lavoro: hanno capito che lo scopo di un’azienda non può essere semplicemente quello di fare profitto. Il lavoro dev’essere al servizio dell’uomo: dobbiamo cercare l’uomo, arrivare al cuore dell’uomo.

-Il carisma benedettino dell’accoglienza può essere applicabile all’immigrazione?

Su questo punto padre Anselm ha insistito molto. Ogni giorno la nostra psiche cerca di indicarci dov’è la nostra ombra, cioè quella parte di noi stessi che rifiutiamo, puntando delle persone che ci ispirano un odio irrazionale. Le persone aggressive infatti affrontano la loro debolezza, combattendola negli altri. Questo vale anche per i gruppi sociali e le comunità, come nel caso della xenofobia, fenomeno profondo e dannoso così radicato nell’umanità da aver causato nella storia guerre e genocidi.

-Accettare le paure o le emozioni, riconoscendo la nostra parte cosiddetta “negativa” aiuta a vivere meglio la consapevolezza dei propri limiti?

A tal proposito padre Anselm riprende spesso lo psicoanalista Gustav Jung quando dice che ogni uomo ha due poli: amore/aggressività, fede/dubbio, fiducia/paura, ragione/sentimento.

E quando vivi un solo polo, l’altro va nell’ombra. Di per sé l’ombra non è negativa, ma quando viene soppressa può diventare pericoloso.

-Come potremmo accettare quella parte di verità che esiste in ogni religione senza alterare i dogmi della nostra religione stessa?

C’è un punto sul quale Padre Anselm insiste molto e che indubbiamente costituisce una premessa per inoltrarci nel suo pensiero: tanta gente oggi guarda con distacco alla spiritualità cristiana, prestando più attenzione ad altre forme di spiritualità, come quelle orientali. Talvolta verso la chiesa è addirittura ostile. Ciò perché negli ultimi secoli il cristianesimo è stato presentato in forma fin troppo moraleggiante e poco attento alla dimensione interiore. La chiesa non ha guardato con sufficiente attenzione ai bisogni e alle fragilità della gente. Per padre Anselm abbiamo bisogno di riscoprire una spiritualità cristiana che interessi e interpelli l’umanità nel suo anelito di crescita integrale, di liberazione e di guarigione. Se le persone si allontanano dalla chiesa è anche perché questa non viene più percepita come un luogo di spiritualità genuina.

- Pace fra le religioni e pace fra gli uomini è ancora oggi una ipotesi realistica?

Papa Francesco in tal senso sta facendo molto. Menziono solo l’importate documento di Abu Dhabi sul tema della “Fratellanza umana” del febbraio 2019. Già Benedetto riconosceva l’importanza della pace tra gli uomini e, quindi, anche la pace tra le religioni. Dice padre Anselm che bisogna ascoltare quello che dicono gli altri, capire la sapienza delle altre religioni, ma poi vedere cosa rispondiamo noi cristiani alle domande delle altre religioni. Il dialogo, in tal senso, deve portare alla verità. Ma la verità è al di sopra dei nostri giudizi. Le nostre immagini di Dio invece sono uno “spiegel”, dice padre Anselm, uno specchio della verità e, quindi, specchio di Dio. Tutte le religioni conservano una parte di verità e quindi dobbiamo vedere in cosa possono aiutarci per crescere.

-Il padre benedettino, auspica una chiesa non conservatrice, aperta, semplice che sappia parlare a tutti, come quella di Papa Francesco?

Ultimamente si parla sempre più spesso di questa dicotomia tra una chiesa “conservatrice” e una “progressista”. Credo che nella sostanza il problema non esista: il vangelo è sempre lo stesso. Ciò che cambia è appunto il mondo in cui viene comunicato. Serve un linguaggio fresco, semplice, accessibile a tutti. E Papa Francesco credo che da questo punto di vista abbia aperto una breccia.

-La tradizione cristiana va tutelata nei suoi simboli come il crocifisso?

È importante distinguere la laicità dal “laicismo”, che è una sua estremizzazione. Negli ultimi decenni purtroppo in Occidente si sta rinunciano ad un concetto di laicità come pluralità e confronto e quindi come ricchezza, con un modello che mira ad eliminare i simboli religiosi dalla vita pubblica come se potessero danneggiare la sensibilità altrui. Quest’ultima la ritengo una deriva molto pericolosa.

- Il padre è stato censurato ed interdetto in Cina perché ha partecipato a una riunione con il Dalai Lama ed a Hong Kong è stato coinvolto in una protesta degli studenti contro il governo cinese. Ma la religione può trascurare la politica interna di un paese?

Quello che dice è una diretta conseguenza del laicismo, che è una forma di intolleranza rovesciata, ma molto più pericolosa rispetto alle forme che abbiamo trovato in passato perché più strisciante e impercettibile.

-Lo studio dei filosofi può contribuire alla spiritualità?

Certo. La fede è cieca senza ragione, la ragione gira a vuoto senza la fede, dicevano i filosofi della Scolastica. L’uso della ragione è fondamentale per non cadere nei fondamentalismi: l’accettazione di precetti religiosi senza essere umanizzati può avere sulle vite delle persone degli effetti devastanti. Pensiamo ad alcune aree del mondo: vengono imposte delle regole come il burka e tutte quelle cose estremamente umilianti per le donne perché vengono imposti dei precetti religiosi senza essere rischiarati dalla ragione.  

-Quale messaggio possiamo dare al lettore che attraversa questo periodo di pandemia?

Lo troviamo nel titolo del libro. La speranza è una costante, non tanto nelle parole di Anselm Grün, quanto nel suo modo di percepire e di tramettere quello che dice. Anche nelle pieghe più difficili dell’esistenza lui riesce a trovare sempre degli spazi di luce. E credo sia anche un eccellente messaggio in questo periodo di pandemia.

-Perché acquistare questo libro?

Qui dipende dalla finalità del lettore. Ci sono libri e libri, quelli che vengono acquistati per essere “consumati” e quelli che vengono acquistati per darsi l’opportunità di “coltivare” qualcosa di importante dentro sé stessi.

-Quali sono i tuoi prossimi progetti editoriali?

Naturalmente sto andando avanti nello studio del pensiero di padre Anselm. È una continua sorpresa. Ho quasi concluso un saggio che prova a fare il punto su alcuni aspetti del suo pensiero.

 

Giovanni Capurso è nato a Molfetta nel 1978. È docente di Filosofia e Storia, giornalista e scrittore. Ha pubblicato i romanzi di formazione Nessun giorno è l’ultimo (Curcio Editore, 2015), La vita dei pesci (Manni Editori, 2017) e Il sentiero dei figli orfani (Alter Ego Edizioni, 2019). Scrive regolarmente per vari periodici e blog.

 

La Editrice Elledici è nata nel 1941 come Libreria della Dottrina Cristiana (LDC) su iniziativa di don Pietro Ricaldone, allora Rettor Maggiore della Congregazione Salesiana. Oggi è leader nel campo della catechesi, dell'educazione e dell’evangelizzazione, rivolgendosi con particolare riguardo al mondo giovanile e ai loro educatori secondo lo spirito e gli insegnamenti di San Giovanni Bosco, il fondatore dei Salesiani.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

 

Commenti